ASECAP, tassazione delle infrastrutture

ASECAP, l’Associazione europea dei gestori di infrastrutture stradali a pedaggio, intende richiamare l’attenzione delle istituzioni europee sulle implicazioni economiche e industriali dell’aumento, proposto dal Governo francese, della tassa sull’esercizio delle infrastrutture di trasporto a lunga distanza (taxe sur l’exploitation des infrastructures de transport de longue distance – TEITLD), nell’ambito del disegno di legge finanziaria per il 2027.

In base alle modalità annunciate, questo aumento ricadrebbe quasi esclusivamente sui concessionari autostradali francesi. Porterebbe la quota dei ricavi da pedaggio incassata dallo Stato sotto forma di imposte, tributi e canoni a oltre il 50%, nonostante lo Stato sia già il principale beneficiario dei ricavi da pedaggio.

Una misura che potrebbe compromettere gli investimenti infrastrutturali
I concessionari autostradali francesi investono ogni anno nella sicurezza degli utenti della strada, nella manutenzione e nell’ammodernamento della rete, nonché nell’adeguamento delle infrastrutture alla mobilità elettrica e condivisa.

Un ulteriore aumento della tassazione ridurrebbe la loro capacità di finanziare investimenti proprio nel momento in cui le infrastrutture stradali devono sostenere la decarbonizzazione dei trasporti, la diffusione della mobilità elettrica e l’evoluzione delle abitudini di spostamento.

Questa misura potrebbe inoltre indebolire le imprese francesi ed europee riconosciute per le loro competenze nella gestione, nell’esercizio e nell’ammodernamento delle infrastrutture. Comprometterebbe il modello concessorio che, basandosi sui corrispettivi pagati da chi utilizza l’infrastruttura, ha permesso all’Europa di sviluppare infrastrutture di trasporto di alta qualità, che costituiscono la spina dorsale degli scambi commerciali ed economici nel nostro continente, dove la strada assicura oltre l’80% del trasporto di persone e merci.

Salvaguardare la certezza del diritto e la fiducia degli investitori
Al di là dell’impatto finanziario immediato, la modifica proposta solleva una questione fondamentale riguardo alla stabilità del quadro contrattuale e regolatorio. Le infrastrutture richiedono investimenti ingenti nel lungo periodo. Il loro finanziamento dipende quindi da regole prevedibili e dal rispetto degli impegni assunti tra autorità pubbliche e operatori privati. Compromettere questo equilibrio invierebbe un segnale negativo agli investitori francesi, europei e internazionali, in un momento in cui la mobilitazione di capitali privati è essenziale per finanziare la transizione energetica, l’ammodernamento delle infrastrutture europee e il piano UE per la mobilità militare. Contraddice inoltre i principi del Codice degli appalti pubblici in materia di necessario equilibrio dei contratti.

Una questione di competitività europea
In un contesto di crescente concorrenza internazionale per l’accesso ai finanziamenti, l’Europa deve offrire agli investitori un ambiente stabile, trasparente e prevedibile. Una tassazione eccessiva concentrata su un numero limitato di operatori rischia di ridurre la capacità di investimento, aumentare i costi di finanziamento e compromettere l’attrattività dei progetti infrastrutturali di lungo periodo.

ASECAP invita pertanto le istituzioni europee a prestare particolare attenzione a:
il rispetto dei principi di certezza del diritto e degli impegni contrattuali;
la proporzionalità della tassazione applicabile alle infrastrutture;
la salvaguardia della capacità di investimento degli operatori;
il finanziamento della transizione ecologica ed energetica della mobilità;
il mantenimento di condizioni di parità tra le diverse modalità di trasporto e i diversi operatori;
la competitività delle imprese europee del settore infrastrutturale.

L’ammodernamento e la decarbonizzazione dei trasporti richiedono un partenariato di lungo periodo tra autorità pubbliche e operatori. Dipendono inoltre da un quadro normativo e fiscale proporzionato, coerente e sufficientemente stabile, che consenta alle imprese di investire nel lungo termine.